Michael Nyman

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Michael Nyman e il suo Cine Opera

menstyle.it :  May 10th, 2010

Da compositore a regista: perché a un certo punto ha scelto di passare dietro la camera?
In parte credo sia un po’ un aspetto complementare al mio lavoro di musicista, e poi in realtà posso dire di aver sempre fatto il regista. Ho un occhio piuttosto curioso e un particolare senso estetico che si nutre ed è sollecitato da continui spunti che trovo mentre cammino per strada, entro in una fabbrica, vado al cinema. Ci sono molte occasioni per cui il mio senso del bello e dell’ironia è solleticato e da qui il desiderio e la voglia di trasformare e fissare il tutto sotto forma di film o anche solo di fotografia.

E’ nato tutto dunque in maniera molto spontanea?
Sì assolutamente. Già da adolescente ho avuto la fortuna di ascoltare e conoscere musicisti famosi, negli ultimi quindici anni poi mi è capitato di essere molto assorbito dal mio lavoro e allo stesso tempo di trovarmi in situazioni che io definisco “da privilegiato”: conoscere artisti straordinari, entrare in luoghi di non facile accesso a tutti; io ho sempre registrato tutto, portato a casa il materiale e a distanza di anni mi sono ritrovato a riguardarlo e a pensare che forse ne avevo abbastanza per un corto.

Cosa le piace fermare con la sua macchina da presa?
Situazioni quotidiane, ordinarie, quasi banali, quelle che apparentemente non hanno nulla di speciale per un regista. Quando esco la mattina non so dire se qualcosa durante la giornata catturerà la mia attenzione, se ciò avviene però io filmo, torno a casa, scarico il materiale, senza nessuna postproduzione.

E’ così che è nato il corto The Cleaners Wear Prada?
(Il corto è stato presentato in anteprima mondiale alla Galleria Carla Sozzani di Milano in occasione della presentazione del Fashion Film Festival che si terrà nel capoluogo lombardo dal 25 al 30 maggio, ndr)
Sì. E’ successo tre anni fa, erano circa le 9 del mattino, ero uscito dal mio albergo e mi trovavo in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, proprio davanti al negozio di Prada. Il negozio era ancora chiuso, ovviamente, ma al suo interno, un ragazzo indiano stava pulendo le vetrine, gli specchi e tutti gli scaffali; ebbene sono rimasto affascinato dalla sua attività e ho cominciato a filmarlo. Dopo qualche minuto, è arrivato un secondo uomo, dai tratti asiatici, sempre addetto alle pulizie, e ho filmato anche lui, mi sembrava pulisse in modo ancora più professionale del primo ... Mi ha colpito il contrasto tra il pulire lento e rilassato di uno e il modo più energico e preciso del secondo, come compositore minimalista mi affascina l’analisi dei singoli processi, mi piaceva dare il senso del dentro e del fuori.

Posso chiederle perché in questi 9 minuti di girato non c’è nessuna nota del suo talento di compositore?
Fondamentalmente perché quando giro con la telecamera non mi considero più un compositore. La musica viene in un secondo momento e in genere la scelgo con il mio editor tra le mie musiche quando cominciamo a visionare il film, è probabile comunque che il corto in questione avrà una sua colonna sonora.

Qualcuno ha detto che i corti di moda sostituiranno le sfilate. Secondo lei è una cosa possibile?
Sono stato coinvolto nei fashion show per gran parte della mia vita, perché sembra che io faccia della musica che piace ai designer. Così spesso le mie note accompagnano una sfilata, nel ‘94 mi è stata anche commissionata da Yoji Yamamoto una musica per la sua sfilata a Parigi e ora sto lavorando con Zegna ad un progetto che sembra interessante.

A Venezia, ospite alla Fondazione Claudio Buziol presenterà il progetto Cine Opera, di cosa si tratta?
Saranno 5/6 video che ho girato negli ultimi 15 anni in varie parti del mondo. Viaggi introspettivi e scoperte dei mutamenti degli stili di vita, capsule della vita di ogni giorno. Ce n’è uno in particolare, Il Campiello che ho girato in una sorta di zona ghetto, ci sono molte immagini di vita di strada, un bambino con la pistola, gente seduta ai caffè, la discussione tra due preti, persone sul vaporetto, lo considero un ritratto di una parte di Venezia che sfugge ai turisti ma dove vivono i veri veneziani. L’ho chiamato Il Campiello perché nel ‘76 scrissi per una produzione de Il Campiello di Goldoni, appunto, musica ispirata alla musica veneziana del 700, allora avevo scoperto molte versioni per piano delle canzoni dei gondolieri che ho trasposto e arrangiato per un’orchestra, che ho definito la più rumorosa banda acustica da strada, era nata la Campiello Band che in seguito è diventata la Michael Nyman Band. Goldoni, Il Campiello, la musica veneziana sono aspetti fondamentali della mia vita da compositore, penso che senza quel progetto non sarei mai diventato un compositore. La colonna sonora de Il Campiello che presenterò a Venezia è tratta proprio da un registrazione delle musiche del ‘76, è una Michael Nyman Band che nessuno ha mai sentito prima.

Come ci si sente compositore per un proprio film?
E’ molto facile, di fatto non scrivo musica, faccio il girato e poi penso alla colonna sonora che la pesco nella mia i-tunes library, ci metto due minuti a trovare il pezzo. Quando invece scrivo musica per veri film maker talvolta il processo prende tantissimo tempo, a volte settimane, a volte mesi, si discute, si cambia. Le mie colonne sonore per i miei corti nascono istantaneamente ed istintivamente, non c’è tempo per una seconda scelta, e poi la prima è sempre la migliore.

Che differenza c’è tra lo scrivere musica e girare un film?
È interessante, quando comincio a scrivere musica comincio da una pagina bianca, in silenzio, quando inizio un film vado in giro e mi sembra che le cose e le attività che vedo siano già lì per me, cosi se sono per la strada e vedo qualcosa o qualcuno che mi interessa, lo filmo, lo start up ed il progetto iniziano sotto ai miei occhi. Il bello è che posso scegliere situazioni che probabilmente nessuno noterebbe e che nessuno ritiene interessante per un film. Nessuno ha potuto percepire quello che io ho percepito nel negozio di Prada, nessuno sarebbe stato interessato a filmarlo. E’ tutto molto personale.

Ha in progetto un lungometraggio?
Sto lavorando ad un film che si intitolerà Nyman with the camera, di cui curerò ovviamente anche la colonna sonora, e in cui sarò io stesso protagonista mentre faccio riprese. Lo presenterò a settembre al Toronto Film Festival, è un progetto veramente enorme.

Il suo regista preferito? E il film che ha visto più spesso
In questo momento sono ossessionato dal regista sovietico Dziga Vertov e dal suo film Man with a Movie Camera (film sperimentale, muto del ‘29 che racconta la giornata di un cineoperatore mentre riprende scene di vita quotidiana a Mosca, nel 2001 Nyman ne scritto la colonna sonora ndr)

Ma lei si sente più compositore o regista?
Sicuramente più compositore, però fare film è molto stimolante e mi porta a usare un’altra parte del mio cervello, posso usare i miei occhi e catturare l’essenza vera del mondo, un mondo meno contenuto rispetto a quello del compositore. Attualmente la mia curiosità artistica è propensa verso la regia ma in ogni caso il 90% del mio tempo lo passo a comporre musica, il restante 10 facendo film.

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